11 FEBBRAIO 2026

Carissimi confratelli, amici, fratelli e sorelle, pace e bene.
Il saluto di san Francesco, che in questo anno dell’VIII centenario del suo transito risuona con particolare intensità, ci accompagna in questa celebrazione eucaristica nella quale consegniamo al Signore Gesù Crocifisso e Risorto il nostro fratello fra Armando.
Siamo qui, nella nostra Basilica dei Santi XII Apostoli, che è stata la sua casa per cinquantatré anni, al servizio della Curia Generale. Ne era profondamente orgoglioso. Io mi considero fortunato di aver condiviso con lui otto anni di vita fraterna: lo abbiamo accompagnato ed egli – con discrezione – ha accompagnato noi.
Di fra Armando ricordiamo anzitutto alcune virtù semplici e luminose: l’accoglienza, il rispetto, la serenità d’animo, la cura, la condivisione, il silenzio. Amava i fiori, in particolare le orchidee; si prendeva cura delle piante, dei piccoli animali, degli uccellini e dei pesci. Si prendeva cura delle cose, delle persone e anche di sé stesso. In tutto questo c’era qualcosa di profondamente francescano: custodire ciò che Dio affida, con attenzione e gratitudine.
Era nato a Schio il 27 luglio 1933, città dove fu sepolta Giuseppina Bakhita, “Santa Madre Moretta”. Amava ricordare la sua famiglia: le sorelle, alle quali era molto legato; la mamma, di cui parlava con grande dolcezza; il papà, scomparso prematuramente. Del suo paese conservava una memoria viva, ricca di particolari…….

Apparteneva alla Provincia del Nord Italia di Sant’Antonio di Padova. Entrò nel seminario di San Pietro di Barbozza l’8 maggio 1953, giorno che ricordava con affetto: è il giorno della supplica alla Madonna di Pompei e, in passato, si celebrava la festa della mamma, ricorrenza tanto cara a fra Armando, che viveva con profonda devozione. Emise la professione temporanea l’8 settembre 1955, quando si celebra la Natività di Maria, e quella solenne a Padova, presso la Basilica del Santo, il 4 ottobre 1958, festa di san Francesco: una data che sembra quasi un sigillo posto sulla sua vocazione.
Dopo diciotto anni al Messaggero (1955-1973), fu chiamato a Roma. Per pochi mesi fu di famiglia ai Santi Pietro e Paolo; poi, per necessità, venne destinato al servizio della Curia Generale, dove rimase per cinquantatré anni (1973-2026).
Una volta gli chiesi: «Come hai fatto a restare così tanti anni?». Mi rispose con una semplicità disarmante: «Ho imparato a incassare». Non era amarezza: era perseveranza. Era la capacità di restare al proprio posto, di attraversare le difficoltà senza perdere la pace, di servire senza pretendere riconoscimenti.
Per oltre cinquant’anni è stato portinaio, sacrestano della cappella, infermiere attento dei frati. Si prendeva cura di noi con una presenza silenziosa e fedele. Diceva di aver conosciuto tanti Ministri Generali, tanti frati, tante persone, e che tutti gli hanno voluto bene.
Negli ultimi tempi la salute si era indebolita. Il cuore faceva fatica. Quando gli proposi di andare al pronto soccorso, accettò subito: segno che comprendeva la gravità della situazione. Lunedì sera mi ha chiesto di ricevere nuovamente l’Unzione degli infermi. Un gesto semplice e grande: affidarsi ancora, totalmente.
Si è addormentato nel Signore la mattina del 10 febbraio 2026, memoria di santa Scolastica, sorella di san Benedetto da Norcia, che ha legato il suo nome indissolubilmente a quello del fratello, al servizio di Dio nella contemplazione e nella vita comunitaria. La Parola di Dio oggi ci parla di una speranza che non delude (cf. la Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani 5,1-21). San Paolo ci ricorda che l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. Cristo è morto e risorto per noi: grazie a Lui siamo riconciliati con Dio…..

Nel tempo in cui Paolo scriveva, a Roma si venerava la dea della speranza. Ma Paolo annuncia qualcosa di radicalmente nuovo: non una divinità simbolica, ma il Dio vivo che dona la speranza e riempie i cuori di gioia e di pace.
La speranza cristiana non è un’illusione né una fragile consolazione: è una promessa già iniziata, che trova compimento in Cristo risorto (cf. FRANCESCO, Udienza generale [15 febbraio 2017]). Fra Armando ha vissuto di questa speranza. Ce l’ha testimoniata nella fedeltà quotidiana, nei piccoli servizi, nella mitezza con cui ha attraversato anche la malattia.
L’altra sera abbiamo pregato con lui il salmo 143 (142), lo stesso che la liturgia ci ha fatto pregare oggi: «Signore, ascolta la mia preghiera […] in me viene meno il respiro, dentro di me si raggela il mio cuore». Queste parole oggi sono anche le nostre. Davanti alla morte il cuore si fa fragile. Ma il salmo continua: «Rispondimi presto, Signore: mi viene a mancare il respiro. Non nascondermi il tuo volto: che io non sia come chi scende nella fossa».
La fede non cancella il dolore, ma accende una luce nella notte. Non siamo nelle mani di un giudice severo, ma di un Padre misericordioso.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato – lo stesso proclamato nella solennità di san Francesco – ci conduce nella preghiera di Gesù: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai rivelato queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).
Fra Armando amava questo brano. Una volta gli chiesi quale parola riassumesse la sua vita. Mi rispose senza esitazione: la semplicità. Ecco la sua via. Semplicità nel servire. Semplicità nel credere. Semplicità nell’amare.
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11, 28). Negli ultimi giorni ha portato il giogo del Signore con mitezza, senza ribellione, senza inutili lamenti. Il giogo di Cristo è l’amore: servire, restare fedeli nelle piccole cose (cf. BENEDETTO XVI, Angelus [3 luglio 2011])…..

Caro fra Armando, non sei stato soltanto il portinaio, il sacrestano, l’infermiere del nostro convento e di noi frati. Sei stato un fratello. Una presenza buona. Un esempio di fedeltà silenziosa.
Ci mancheranno la tua presenza discreta, il tuo percorrere i corridoi con il carrellino, talvolta accompagnato dal suono del campanello; ci mancheranno la tua testimonianza, la tua fedeltà, la tua operosa discrezione.
Oggi ti affidiamo al Padre che si rivela ai piccoli. Siamo certi che il Signore, che hai servito con umiltà e perseveranza, ti abbia accolto con le parole del Vangelo: «Servo buono e fedele […] sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone» (Mt 25, 23).
Arrivederci, fra Armando. Riposati ora nel cuore di Cristo, nella pace che non ha fine.
Ricordati di noi.
E ti affidiamo a Maria, che oggi veneriamo come Madonna di Lourdes: ci aiuti a entrare e a contemplare la beatitudine dei credenti. Accogliamo le parole di papa Leone XIV nell’omaggio all’Immacolata, in occasione della XXXIV Giornata del Malato: «È una giornata molto bella che ci fa ricordare la vicinanza di Maria, nostra madre, che sempre ci accompagna e ci insegna tanto: ciò che significa la sofferenza, l’amore, il consegnare la vita nelle mani del Signore» (https://www.vatican.va/content/leoxiv/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2026/2/11/omaggio-immacolata.html).
Desideriamo sentire oggi la vicinanza di Maria Immacolata, perché ci aiuti a entrare con semplicità di cuore e a contemplare il Vangelo con gli occhi e il cuore dei piccoli. Ci aiuti Maria ad “amare portando il dolore dell’altro”. La Vergine Maria è stata sempre vicina a fra Armando: le date importanti della sua vocazione sono segnate dalla sua presenza — l’8 maggio l’ingresso in seminario, il 15 settembre la professione temporanea — e oggi, nel giorno del suo commiato, la memoria liturgica della Vergine Maria di Lourdes…..

Desidero esprimere un sentito e profondo ringraziamento a tutti voi, in particolare alla comunità dei Santi Apostoli, al Ministro Generale e al suo Definitorio, e a ciascun frate che, in questi giorni, ha assistito con fraterna carità e premurosa dedizione nostro fratello, in particolare fr. Alejandro Palacios, vicario del convento.
Alle comunità delle case generalizie e ai chierici del Seraphicum: siete voi il futuro; imparate da fra Armando le virtù di cui abbiamo parlato.
Un pensiero di viva gratitudine va anche a quanti prestano il loro servizio presso di noi: Samir, Augusto ed Emanuele, Costantino e Luana, Franca, Oriana e Rosalba, per la disponibilità e l’attenzione dimostrate. Ringrazio quei fedeli che ci hanno fatto pervenire messaggi di condoglianze e vicinanza (la Signora Elisa, Samir, la Signora Eleonora e il Signor Roberto). Esprimo, infine, sincera riconoscenza a Etienne e Leonard per il generoso aiuto offerto in questi giorni.
Fra Francesco Celestino, OFMConv.
Parroco e Guardiano
Roma, 11 febbraio 2026
Memoria della Madonna di Lourdes